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Puliamo il Mondo a Terni - 26/09/2009 Reportage Fotografico

lunedì 9 novembre 2009

Www. Aprileonline.info

Letto su: www. Aprileonline.info
Lunedì, 09 Novembre 2009

Il tempo è adesso
di Franco Bianco,
Aspettando Copenhagen / 7. Considerazioni sull'evoluzione storica della concentrazione atmosferica di CO2, e il grido di allarme lanciato da Desmond Tutu:
"L'unica vera soluzione al problema dei cambiamenti climatici è cominciare subito a ridurre le emissioni. Possiamo, e dobbiamo, lavorare congiuntamente perché il problema del clima non faccia innestare la marcia indietro allo sviluppo dell'umanità"
Dopo quanto esposto nei precedenti articoli in merito agli aspetti generali della concentrazione di CO2(e) nell'atmosfera, restano da affrontare le ultime due delle cinque tappe che, nel terzo articolo di questa serie divulgativa, ci eravamo proposti di seguire come percorso logico ed espositivo.
La quarta e la quinta tappa (ricordiamole: il riscaldamento produce modificazioni ambientali e climatiche; queste modificazioni finiscono per incidere sulle nostre vite e sulle nostre risorse vitali) possono essere raggruppate analizzando di seguito, come anticipato nell'articolo precedente, le risultanze scientifiche - valori attuali e di tendenza - relative alla concentrazione dei gas serra, ed i rischi ad essa connessi.
Partiamo dai dati storici, che siamo ora in grado di ricavare, con fondamento scientifico di assoluta attendibilità, grazie alle tecniche di "carotaggio" nei ghiacci.
Queste consistono nel prelevare campioni (piccoli cilindri simili a carote, da cui il nome della tecnica) che forniscono indicazioni sull'evoluzione delle condizioni climatiche della Terra dall'epoca attuale fino a periodi di centinaia di migliaia di anni addietro, grazie alla capacità del ghiaccio di mantenere le stesse proprietà chimiche, dipendenti dalle condizioni climatiche presenti nel momento della precipitazione che ad esso ha dato origine; in particolare, si riescono così ad ottenere informazioni precise - dall'analisi delle bolle d'aria intrappolate nel ghiaccio - sul contenuto di metano e di anidride carbonica in un certo periodo (ad ogni periodo corrisponde una determinata profondità.
Si arriva ad effettuare prelievi fino ad alcune migliaia di metri di profondità, grazie alle tecnologie di cui si dispone).
Dai dati che in questo modo si ottengono risulta che prima della cosiddetta "rivoluzione industriale" (ultimi decenni del Settecento) la concentrazione di anidride carbonica nell'atmosfera era, come è stato già richiamato, di circa 270 ppm.
In epoche geologiche precedenti essa era stata molto più alta, a causa delle eruzioni vulcaniche, che contengono grandi quantità di anidride carbonica; poi «l'evoluzione degli organismi capaci della fotosintesi aveva agito come riduttore della concentrazione di CO2: in effetti, i combustibili fossili - carbone, petrolio e gas naturale - sono proprio residui di organismi viventi che fissarono la CO2 nella fotosintesi».
Così la concentrazione si stabilizzò intorno al valore citato, di 270 ppm, che - con il moderato effetto serra a cui dava luogo - assicurava alla vita animale e vegetale la possibilità di svolgersi.
Ricordiamo che la Terra ha all'incirca quattro miliardi di anni, la vita sulla Terra ne ha tre; gli ominidi sono comparsi un po' meno di dieci milioni di anni fa, e la sua evoluzione - il cosiddetto homo sapiens - ha circa mezzo milione di anni.
«Il clima terrestre ha conosciuto varie fluttuazioni, con epoche glaciali alternate a periodi interglaciali; ci troviamo attualmente verso la metà di un tale periodo, relativamente caldo, di circa 10.000 anni.
I cicli di quelle fluttuazioni avevano durate dell'ordine dei 100.000 anni; le variazioni a cui queste davano luogo erano perciò estremamente lente e permettevano l'evoluzione biologica» (virgolettati riportati dal testo del Prof. Enzo Tiezzi "Tempi storici, tempi biologici", Donzelli 2005).
Tornando alla CO2 ed alla sua concentrazione (insieme a quella degli altri gas serra), le cose sono cambiate - checché ne pensino gli "scettici del clima" - quando i combustibili fossili hanno iniziato ad essere usati su larga scala, il che è avvenuto, appunto, con l'avvento dell'era industriale - che fu caratterizzata dall'avvento della "macchina a vapore" - giustamente denominata "rivoluzione" poiché essa cambiò in profondità i modi ed i costumi di vita dell'umanità, soprattutto - ma non solo - nelle aree del mondo in cui essa si sviluppò (un qualche effetto di "traino" vi fu, prima o poi, anche su quelle che non furono direttamente interessate dai nuovi assetti produttivi, o che vi arrivarono più tardi.
Le biblioteche sono piene di volumi, di varia ed anche opposta impostazione, sul carattere intrinsecamente espansivo della civiltà industriale).
L'aumento di concentrazione dei gas serra, con gli innalzamenti di temperatura a cui dà luogo - vedremo già dal prossimo articolo dati e scenari -, può causare effetti pari a quelli di intere epoche geologiche, e quindi equivale ad una brusca accelerazione del "tempo geologico", il che comporta rapide e traumatiche evoluzioni, per la difformità dai "tempi biologici".
A tali traumatiche evoluzioni ed ai pericoli che esse comporterebbero il mondo è chiamato a sottrarsi, adottando comportamenti adeguati.
E' una responsabilità enorme che incombe sui "potenti della Terra", alla quale dovranno essere fornite risposte rapide: il tempo è adesso.
I primi ad essere colpiti dagli effetti dei cambiamenti climatici saranno i più poveri.
Perciò Desmond Tutu, il grande arcivescovo anglicano nero che fu in prima fila nella lotta contro l'apartheid in Sudafrica e per questo ottenne il premio Nobel per la pace nel 1984, ha scritto:
«L'unica vera soluzione al problema dei cambiamenti climatici è cominciare subito a ridurre le emissioni. Possiamo, e dobbiamo, lavorare congiuntamente perché il problema del clima non faccia innestare la marcia indietro allo sviluppo dell'umanità. Per questo invito i leader dei Paesi ricchi a mettere l'adattamento ai cambiamenti climatici al centro dell'agenda internazionale sulla povertà, e di farlo subito, prima che sia troppo tardi».
Gli articoli precedenti sono stati pubblicati su Aprileonline il
24 Settembre,
1° Ottobre,
8 ottobre,
15 Ottobre,
21 Ottobre,
ed il 28 Ottobre.

SEGNALIBRO

I miti del nostro tempo

Umberto Galimberti
Collana: Serie Bianca
Pagine: 416
Prezzo: Euro 19
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In breve
Culto della giovinezza, idolatria dell’intelligenza, ossessione della crescita economica, tirannia della moda: sono alcuni dei miti di oggi che Umberto Galimberti passa in rassegna per smontarli e denunciarne la natura ingannevole, mostrando come i falsi miti del mondo in cui viviamo siano in realtà “idee malate”, non avvertite come tali, e quindi tanto più capaci di diffondere i loro effetti nefasti senza trovare la minima resistenza.
Il libro
“Chi non ha il coraggio di aprirsi alla crisi, rinunciando alle idee-mito che finora hanno diretto la sua vita, si espone a quella inquietudine propria di chi più non capisce, più non si orienta.
”Giovinezza e intelligenza, felicità e amore materno.
E poi moda e tecnica, sicurezza e potere, e ancora mercato, crescita economica, nuove tecnologie... Sono i miti del nostro tempo, le idee che più di altre ci pervadono e ci plasmano come individui e come società.
Quelle che la pubblicità e i mezzi di comunicazione di massa propongono come valori e impongono come pratiche sociali, fornendo loro un linguaggio che le rende appetibili e desiderabili.
I miti sono idee che ci possiedono e ci governano con mezzi che non sono logici, ma psicologici, e quindi radicati nel profondo della nostra anima.
Sono idee che noi abbiamo mitizzato perché non danno problemi, facilitano il giudizio, in una parola ci rassicurano.
Eppure occorre risvegliarsi dalla quiete apparente delle nostre idee mitizzate, perché molte sofferenze, molti disturbi, molti malesseri nascono proprio dalle idee che, comodamente accovacciate nella pigrizia del nostro pensiero, non ci consentono più di comprendere il mondo in cui viviamo.
Per recuperare la nostra presenza al mondo dobbiamo allora rivisitare i nostri miti, sia quelli individuali sia quelli collettivi, dobbiamo sottoporli al vaglio della critica, perché i nostri problemi sono dentro la nostra vita, e la nostra vita vuole che si curino le idee con cui la interpretiamo.

lunedì 26 ottobre 2009

LEGGI SUL CLIMA

Da Greenreport.it
[ 26 ottobre 2009 ]
I cinque punti dei parlamentari delle grandi economie per le leggi sul clima

LIVORNO. Un centinaio di parlamentari di Paesi industrializzati o emergenti (Usa, Cina, India, Brasile, Sudafrica, Danimarca, Gran Bretagna) si sono incontrati al Copenhagen Forum legislators organizzato da Globe International Copenhagen per un forum di 2 giorni che aveva l'obiettivo di promuovere i negoziati internazionali che dovrebbero concludersi a dicembre, proprio nella capitale danese, con un accordo sul cambiamento climatico.
Il summit parlamentare si è concluso con un accordo che ha fissato dei principi per ridurre il global warming che sono stati proposti dal cinese Wang Guangtao, presidente dalla Commissione per la protezione dell'ambiente delle risorse dell'Assemblea del Popolo della Cina , e da Edward Markey, un deputato statunitense e presidente della Global Legislator's Forum Commission on Climate Change, che dovrebbero essere adottati nelle legislazioni per combattere il cambiamento climatico di ogni Paese.
Il documento finale del Forum dei parlamentari di Copenhagen «Sottolinea i principi sulle norme energetiche, la salvaguardia delle foreste e l'energia rinnovabile».
Le misure politiche proposte per la COP 15 di Copenhagen includono:
1. La COP15 dovrebbe accettare gli obiettivi di emissione per i Paesi sviluppati per il 2030 e il 2040 oltre a quelli per il 2020 e il 2050.
Questo farà sì che i governi successivi rimangano concentrati sulla realizzazione di obiettivi intermedi di riduzione delle emissioni e, in secondo luogo, si diluirà l'attuale attenzione sul solo 2020, che ignora la realtà politica di alcuni paesi sviluppati.
2. I Paesi che deforestano devono essere incentivati ad effettuare riduzioni immediate e fortissime dei loro tassi di deforestazione, pagando loro crediti a seconda delle prestazioni nei confronti di un accordo "reference emissions" con un tasso concordato Paese per Paese.
Un fondo di stabilizzazione a lungo termine dovrebbe essere introdotto nel medio termine per fare in modo che i Paesi a forte deforestazione riducano i loro tassi di deforestazione per realizzare incentivi a lungo termine per le nazioni che raggiungano un livello stabile o un aumento del bosco, attraverso il finanziamento a questi Paesi per i servizi eco sistemici forniti dalle foreste.
3. "Proteggere e condividere".
Deve essere stabilito un quadro dei diritti di proprietà intellettuale (Ipr) in cui dovrebbe essere fornito un finanziamento ai Paesi in via di sviluppo a rafforzare i loro regimi nazionali di protezione degli IprI in cambio di un government-to-government che garantisca che i diritti degli investitori saranno protetti.
4. Deve essere introdotto un sistema internazionale di monitoraggio (e rafforzato il sistema di verifica) che si applichi a tutti i Paesi.
Le attuali cifre dell'Unfccc si basano su dati economici piuttosto che su misurazioni effettive.
Si pensa che queste stime per il biossido di carbonio siano all'interno di un 10% di precisione per i Paesi sviluppati e meno per i Paesi in via di sviluppo.
Con la necessaria verifica dei trattati e la crescita di scambio di emissioni, c'è la necessità di informazioni più accurate, basate su sistemi di misurazione che utilizzino mezzi di superficie ed arerei.
5. Saranno necessari almeno 100 miliardi di dollari all'anno in aiuti finanziari da parte di Paesi sviluppati per soddisfare i costi dell'adattamento al cambiamento climatico nei Paesi in via di sviluppo e finanziare la loro transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio.
Ciò dovrebbe provenire da una combinazione di aumento del carbon market (fio a 50 - 75 miliardi di dollari all'anno) e da un meccanismo di finanziamento pubblico, come una tassa sulle emissioni dei trasporti aerei e marittimi.
Il regime di governance che stanzia questi fondi dovrebbe dare paritariamente voce ai Paesi sviluppati ed ai Paesi in via di sviluppo, dei fondi dovrebbero essere utilizzati per finanziare iniziative specifiche nei piani nazionali di azione dei Paesi in via di sviluppo.
Chi non sembra molto tranquillizzata da tutta questa discussione sui principi è proprio la Danimarca, cioè il Paese che ospiterà il summit di dicembre e che molto più concretamente sollecita il raggiungimento di un accordo sui fondi necessari per affrontare i cambiamenti climatici, in Particolare il governo di centrodestra di Copenhagen chiede ai Paesi ricchi di impegnarsi per i miliardi di dollari che sono necessari con urgenza.
Ai danesi non è andato giù il risultato del Consiglio dei ministri delle finanze dell'Ue che non sono riusciti a trovare un accordo sui finanziamenti ai Paesi poveri per ridurre le emissioni di gas serra e sulla ripartizione degli oneri fra i 27 Stati membri.
Il ministro danese per il clima e l'energia, Connie Hedegaard, ha detto che è molto importante che i leader dell'Unione europea raggiungano un accordo al summit di questa settimana, «Ma è anche urgentemente importante che altri partner - gli Usa, il Giappone ed altri - si facciano avanti con i finanziamenti».
La Hedegaard, è intervenuta all'International meeting on technology and climate change a New Delhi e si é rifiutata di specificare l'importo degli aiuti necessari, che comunque sarebbero di miliardi di dollari ed ha sottolineato la necessità di riuscire a produrre finanziamenti privati per le tecnologie rispettose dell'ambiente.
Wang ha sottolineato: «Dobbiamo assicurare che i Parlamenti abbiano un ruolo importante per fare delle leggi e controllare I governi.
Questi principi legislativi sono destinati ad incoraggiare i governi nell'applicazione della Convenzione quadro della Nazioni Unite del cambiamento climatico».
Secondo Markey «I principi adottati domenica dai parlamentari, basati sull'efficienza energetica, le norme di costruzione, gli standard scientifici e l'energia rinnovabile, dovrebbero far parte del dibattito in tutte le legislature del mondo.
Questi principi aiuteranno ad assicurare la conclusione di un trattato alla conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico prevista a dicembre a Copenhagen».

sabato 24 ottobre 2009

EUROPA E CAMBIAMENTI CLIMATICI


Clima, Consiglio Ambiente Ue, accordo per target riduzione 80-95% entro il 2050


Legambiente: “La Ue ribadisce la sua posizione per Copenaghen ma il mancato accordo dell’Ecofin apre una breccia pericolosa”


“E’ una buona notizia che l’Europa confermi la sua posizione negoziale sulla lotta ai cambiamenti climatici in vista della conferenza di Copenaghen, ma il mancato accordo dei ministri delle Finanze al vertice Ecofin di ieri apre una pericolosa breccia nella capacità della Ue di essere concretamente operativa”.


Così Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, commenta l’accordo raggiunto dal Consiglio Ambiente della Ue sul target di riduzione della Co2 dei 27 dell’80-95% al 2050.

Il target dell’80% al 2050, con un target intermedio del 30% al 2020 in caso di accordo, è infatti la posizione già assunta dalla Ue a primavera scorsa.


“La questione fondamentale per il successo del summit sul clima - prosegue Cogliati Dezza - è ora la ripartizione degli oneri finanziari tra gli Stati membri e gli aiuti finanziari ai paesi in via di sviluppo per affrontare la crisi climatica. Nessun accordo sul clima sarà possibile senza una concreta risposta dei paesi industrializzati alla richiesta di aiuti finanziari da parte dei paesi più poveri. Ci auguriamo che il nostro governo saprà farsi portavoce di questa necessità al prossimo consiglio dei capi di Stato e di governo”.

CORTEO IN CALABRIA PER NAVI DEI VELENI



Amantea (Cs),

24 ottobre 2009

Comunicato Stampa

Navi dei veleni. Corteo ad Amantea

Legambiente: “Una bella e grande manifestazione. La Calabria sana e pulita combatte per il suo futuro”
Cogliati Dezza : “Non c’è solo Cetraro. Indagare anche negli altri siti.La ricerca della verità e le bonifiche siano una priorità dello Stato”
“Lo Stato, in tutte le sue diramazioni, assuma questo impegno come una priorità e dimostri la giusta attenzione al riguardo impegnando risorse a sostegno delle indagini della magistratura, per monitorare i siti inquinati ed effettuare le bonifiche, coinvolgendo anche enti attivi sullo scenario internazionale e chiedendo il contributo della comunità scientifica per venire realmente a capo di una situazione grave e pericolosa per la salute e il futuro delle persone e dell'ambiente”.

Queste le parole del presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza che con una nutrita schiera di rappresentati, soci e volontari ha preso parte oggi al grande e sentito corteo di Amantea, per chiedere al Governo di fare luce sui traffici dei rifiuti speciali e radioattivi e le “navi a perdere”.

“Dobbiamo scongiurare il rischio – ha sottolineato Cogliati Dezza – che questa vicenda venga sottovalutata, mentre in realtà è in ballo il futuro dell’ambiente, del turismo, della legalità, dell’economia. C’è bisogno di un forte segnale che dia speranza ai cittadini calabresi e li sostenga concretamente nella battaglia che loro combattono in prima linea contro la ‘ndrangheta e l’illegalità diffusa che invece vorrebbero condannare questa terra all’immobilismo, se non all’arretramento culturale e sociale”.

Per questo Legambiente ha sfilato con le magliette simbolo della lotta contro le ecomafie che hanno gestito i traffici delle navi dei veleni, con impresso lo slogan: “Navi dei veleni. I boss avvelenano la Calabria. Affondiamo la’ndrangheta”.

“Per venire finalmente a capo di questa annosa vicenda – ha aggiunto Nuccio Barillà di Legambiente Calabria – è necessario affrontare la vicenda in modo complessivo e in tutte le sue articolazioni. A cominciare da un monitoraggio puntuale sugli altri siti di affondamento noti, da quello della motonave Rigel a Capo Spartivento, a quello della Mikigan a largo di Vibo Valentia, a quello davanti alla costa di Maratea della Ivonne A, e a tutti gli altri siti indicati dal collaboratore di giustizia Fonti e dalle altre indagini puntuali”.

Legambiente ha chiesto, anche nella recente audizione presso la Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite nel ciclo dei rifiuti, di avviare un’indagine specifica sul coinvolgimento di alcuni porti italiani, a partire da quelli di La Spezia, Livorno e Marina di Carrara, da cui sono partite diverse delle navi poi risultate affondate; di conoscere perché nel 2007 la Capitaneria di porto di Cetraro vietò per qualche mese la pesca nei fondali marini antistanti la località cosentina nota ormai per il rinvenimento del relitto di poche settimane fa, e di allargare l’inchiesta sul business dei rifiuti anche alle attività di rilevazione sul campo dei tombamenti di rifiuti pericolosi e/o radioattivi sotto al manto stradale dell’autostrada Garoe - Bosaso in Somalia, legata all’inchiesta giornalistica che avrebbe portato all’omicidio nel 1994 della giornalista della Rai Ilaria Alpi e dell’operatore Miran Hrovatin.
Di Navi dei veleni e Ecomafia si è parlato oggi anche a Roma in due appuntamenti organizzati da Legambiente nell’ambito di ControMafie, stati generali dell’antimafia, la tre giorni di incontri, seminari e iniziative che Libera organizza periodicamente per fare il punto e fornire nuovi strumenti al mondo dell’associazionismo che si batte per la legalità e la giustizia sociale.

L’ufficio stampa (349.0597187)

sabato 10 ottobre 2009

ECOSPORTELLO DELLA CONCA TERNANA-NARNESE


Attenzione.

A breve tornerà operativo


L'ECOSPORTELLO DELLA CONCA TERNANA-NARNESE


A Narni, il lunedi, dalle 15.30 alle 17.30, presso lo sportello del cittadino URP di Piazza Priori


A Narni Scalo, il mercoledì, dalle 15.30 alle 17.30, presso la Sede Municipale distaccata di via della Libertà.

a Terni, il martedì e il venerdi, dalle 15.30 alle 17.30, presso la nuova sede dell'Officina Sociale, in via Carrara, 6.


Da subito torna operativo il blog http://ecosportello.blogspot.com dove sarà possibile rivolgere domande su qualsiasi tema ambientale dagli incentivi per l'istallazione di pannelli fotovoltaici, alla raccolta differenziata, dal bike sharing e piste ciclabili, all'inquinamento dell'aria, delle acque e del terreno, potrete chiedere a chi rivolgersi per protestare e segnalare abusi, cercare gruppi di acquisto solidale, ecc.


Potete informarvi sulle attività dell'Ecosportello anche visitando i siti: http://legambienteterni.blogspot.com e http://legambientenarni.blogspot.com



Rivolgetevi all'Ecosportello per trovare la risposta alle vostre domande sui temi e problemi ambientali.


...La Passione e la Scienza per la Natura...

LEGAMBIENTE CIRCOLO di TERNI

Tutti coloro che vogliono diventare soci e contribuire all'attività della associazione possono farlo contattandoci agli indirizzi e-mail:
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Questo sito è inoltre lo strumento con il quale far conoscere le attività del circolo di Terni, tramite i commenti ai post è possibile inoltre interagire e scambiarci opinioni e pensieri.



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Presidente: Andrea Liberati

ECOSPORTELLO DELLA CONCA TERNANA

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Il sito dell'Ecosportello della conca Ternana

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Mal’Aria

Smog e stress da traffico? Inquinamento acustico e città poco pedonalizzate? Tematiche che anche quest'anno saranno seguite molto da vicino da Mal'Aria, la celebre campagna di Legambiente simboleggiata dalle centinaia di lenzuola bianche che sventolano sui balconi delle nostre città.

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Honoloko, il gioco ecologico

L'isola di Honoloko è molto simile alla realtà, dove ciascuna delle nostre azioni influisce veramente sull'ambiente. Per contro, gli effetti di queste azioni sono visibili immediatamente. Lo scopo del gioco è di prendere le decisioni che miglioreranno l'ambiente e la qualità della vita su Honoloko. Date un'occhiata all'isola, dove vedrete i cambiamenti causati dalle vostre decisioni. CLICCA SULL'IMMAGINE E GIOCA!

COME VA IL FOTOVOLTAICO IN ITALIA?

FV In Esercizio (dati GSE)

CAMPAGNA: LIBERI DAGLI OGM

Legambiente partecipa alla coalizione LIBERI DA OGM, che si prefigge di promuovere un modello agro-alimentare sostenibile, di qualità, libero da organismi geneticamente modificati. Dal 15 ottobre al 9 dicembre si è svolta una CONSULTAZIONE POPOLARE per chiedere all'Europa una decisa scelta di campo contro gli OGM.

liberidaogm.jpg

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