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lunedì 23 agosto 2010

TESSERAMENTO 2010


Invito tutti i soci 2009, i vecchi soci degli anni precedenti ed i simpatizzanti ad iscriversi al Circolo Legambiente di Terni per l'anno 2010.

Molti sono i motivi per iscriversi a Legambiente - seppur in ritardo- (il tesseramento 2010 è infatti iniziato a ottobre 2009!) in particolare per quel che riguarda il Circolo di Terni è particolarmente importante l'adesione 2010 perché a fine settembre-inizio ottobre si terrà un'Assemblea Soci che - tra le altre cose - prevederà un importante rinnovo delle cariche sociali (membri del Direttivo, Presidente, VicePresidenti, Segretario ecc.) che intende stimolare un RINNOVATO impegno dell'associazione a Terni uno dei punti "caldi" (nel bene e nel male) delle politiche ambientali regionali.

La tessera 2010 permetterà la partecipazione all'Assemblea dei Soci (il più importante strumento della nostra democrazia associativa) e magari di candidarsi per ricoprire incarichi associativi.
Essere Presidente, VicePresidente, Segretario, Membro del Direttivo non è una "formalità" né un "impiccio burocratico" ma un modo di prendersi cura dell'associazione e dell'ambiente dove viviamo.

Un modo per fidelizzare e rafforzare la propria passione civile e politica ed il proprio impegno.

Così io ho inteso e vissuto - spero con coerenza - l'impegno come Membro del Direttivo - prima e poi Presidente del Circolo Legambiente di Terni.

Naturalmente oltre al rinnovo del Direttivo che su mandato dell'Assemblea decide e esegue la linea politica (linea politica ma apartitica e che - naturalmente- è soprattutto politica ambientale) dell'associazione si cercherà di rafforzare i GRUPPI DI LAVORO TEMATICI che già operano e altri che si riterranno necessari verranno creati.

I GRUPPI non sono organi "ufficiali" dell'associazione o meglio sono organismi "informali" però molto importanti perché devono trasformare le indicazioni del'Assemblea e del Direttivo in azioni, campagne, denunce, ecc.

Una piccola assunzione di responsabilità in più rispetto al socio "ordinario" (quello per intenderci che si "limita" a fare la tessera, leggere La Nuova Ecologia, leggere le email e le news letter, il blog e/o le pagine facebook) che resta comunque la preziosa unità di base della nostra associazione di volontariato ambientale.

Per le tessere potete contattare via email i membri del Direttivo:
segretario@legambienteumbria.it (Andrea Liberati, Presidente)
auragabriele@alice.it (Aura Moscatelli, Segretario)
enrico.marchetti@asl4.terni.it (Enrico Marchetti, Direttivo)
paolodelcaro@tele2.it (Antonella Pecci, Direttivo)


oppure potete contattare me via telefono (fino al 25 settembre): 347 67 12340


Andrea Liberati
Presidente Circolo Legambiente Terni
Segretario Legambiente Umbria

lunedì 19 luglio 2010

SUD SOSTANTIVO FEMMINILE


Buongiorno,
in calce il comunicato di lancio del Manifesto delle donne per il Sud, che verrà presentato a Festambiente Sud a Monte Sant'Angelo (28 luglio - 1 agosto).
in allegato le dichiarazioni delle prime firmatarie e il testo dell'appello.
Firmate e fate firmare!


Grazie
Roma, 16 luglio 2010 Comunicato Stampa

Sud sostantivo femminile Festambiente Sud,
ecofestival delle questioni meridionali
(Foggia, Monte Sant’Angelo, dal 28 luglio al 1 agosto 2010)



Lancia l’appello:
“Cura del territorio, qualità della vita, difesa della legalità. Per il Sud, la parola alle donne". Rita Borsellino, Carmen Consoli, Cristiana Coppola, Silvia Godelli, Rossella Muroni prime firmatarie

L’eurodeputata Rita Borsellino ha voluto valorizzare soprattutto l’aspetto della legalità; l’artista Carmen Consoli si è ispirata alla similitudine tra la Terra Madre e l’archetipo dell’amore materno; la responsabile di Confindustria del Mezzogiorno Cristiana Coppola ha voluto sottolineare come l’impegno delle donne possa valorizzare tutto il Mezzogiorno; l’assessore al Mediterraneo della Regione Puglia Silvia Godelli ha posto invece l’accento sulla caratteristica tutta femminile di dare speranza e ipotizzare un futuro migliore proprio nei momenti più difficili, mentre il direttore nazionale di Legambiente Rossella Muroni, ha rimarcato il ruolo delle donne in tante dure battaglie ambientaliste a partire da Luisa Minazzi, la donna simbolo della lotta all’amianto recentemente scomparsa a causa del mesotelioma pleurico che, nonostante la malattia, ha portato avanti fino all’ultimo la battaglia per bandire l’amianto dal territorio e far riconoscere i diritti delle vittime di questa sostanza.
Sono proprio loro le prime firmatarie dell’appello per la rinascita del Sud.
Persone consapevoli della forza e della capacita delle donne di contribuire con creatività e responsabilità ad uno sviluppo sano e sostenibile di un territorio nel contempo meraviglioso e problematico, ricco di potenzialità ma devastato dalla criminalità.
L’appello delle donne impegnate sulla via della sostenibilità vuole arrivare all’appuntamento con FestambienteSud, ecofestival delle questioni meridionali - che si terrà a Monte Sant’Angelo (Fg) dal 28 luglio al 1 agosto 2010 - con un lungo elenco di firme a testimonianza dell’interesse delle donne, di tutte le donne, per la rinascita sostenibile, moderna e legalitaria del Meridione.

“Noi donne siamo una grande risorsa per la rinascita del Sud”. – recita l’appello – “Anche da noi occorre ripartire perché il Sud riesca ad emergere da una condizione storica di svantaggio territoriale. (…) La capacità di cambiamento e di innovazione dei territori sarà determinante per riuscire a trovare un nuovo equilibrio economico, sociale ed ambientale. Un equilibrio al quale la cultura femminile può dare un apporto determinante, valorizzando e portando sui tavoli politici, nei luoghi di lavoro, nella società alcune proprie istanze specifiche, che possono rappresentare un importante elemento di svolta per uno sviluppo sostenibile dei territori meridionali. Per questo le donne meridionali per il futuro del Sud chiedono e s’impegnano a lavorare per la cura e manutenzione del territorio, per modelli organizzativi alternativi più improntati al benessere della persona ed alla qualità della vita; per la promozione di stili di vita individuali e collettivi più sostenibili, rispettosi dell'ambiente e delle diverse sensibilità e bisogni sociali; per la promozione di una cultura della legalità, contro tutte le mafie e per la riqualificazione del sistema educativo e culturale dei territori del Sud, con particolare attenzione all’integrazione del sistema istruzione-formazione-lavoro, per dare la possibilità ai giovani meridionali di investire le loro competenze e la loro vita nella loro terra”.

Per aderire, inviare una dichiarazione di adesione firmata a

oppure
http://www.facebook.com/note.php?created&&suggest¬e_id=448334182743



L’ufficio stampa
Pasquale Gatta p.gatta@festambientesud.it – 349.4038929 / 328.6340409
Rosa Cotugno ufficiostampa@festambientesud.it
www.festambientesud.it

lunedì 21 giugno 2010

PESTICIDI NEL PIATTO 2010

Aumentano i campioni con tracce di multi residuo sia tra la frutta che tra le verdure. Tracce di pesticida anche nei derivati come pane, miele, vino. Solo il 50% della frutta risulta incontaminata mentre, a 32 anni dalla sua messa al bando, ricompaiono tracce di DDT in un campione di insalata analizzato in Friuli


Legambiente presenta Pesticidi nel piatto 2010


Rapporto annuale sui residui di fitofarmaci
nei prodotti ortofrutticoli e derivati commercializzati in Italia

Aumentano i prodotti contaminati da uno o più residui di pesticidi (da 27,5 a 32,7%); salgono anche i campioni irregolari (da 1,2 a 1,5%). Diminuiscono, di conseguenza, quelli regolari senza tracce di molecole chimiche (da 71,3 a 65,8%) ma soprattutto, il numero dei campioni analizzati, che passano dagli 8764 dello scorso anno, agli attuali 8560 (-204).

Tra le verdure il 76,4% dei campioni risulta regolare senza residui (erano l’82,9% nel 2009); 45 sono i campioni fuori legge (1,3% contro lo 0,8% dello scorso anno), mentre il 22,3% risulta contaminato da uno (15,8%) o più residui (6,5%, erano il 3,5% nel 2009).

Diminuiscono i campioni di frutta irregolari per residui oltre i limiti consentiti o per molecole non autorizzate, passando dal 2,3% dello scorso anno all’1,2% dell’attuale, mentre aumentano quelli regolari ma contaminati da uno (22%) o più residui (26,4%) che passano nel complesso dal 43,9 al 48,4%. Tra i prodotti derivati (tra i quali miele, pane, vino ecc), il 77,7% risulta regolare senza residui (erano l’80,5% nel 2009); il 10,3% è regolare con un residuo e il 9,3% contiene più di un residuo contemporaneamente. Il 2,7% risulta invece addirittura irregolare (39 campioni su 1435) segnalando una novità rispetto agli anni precedenti, quando la percentuale era pari a zero.

Nonostante gli sforzi tesi a una riduzione dell’uso della chimica di sintesi in agricoltura, anche quest’anno la quantità di residui di pesticidi rilevati nei campioni di ortofrutta e derivati risulta eccessivamente elevata. Rispetto allo scorso anno, il rapporto di Legambiente elaborato sulla base dei dati ufficiali forniti da Arpa, Asl e laboratori zooprofilattici, ha evidenziato una maggiore presenza di campioni multi residuo ovvero di campioni che presentano contemporaneamente più e diversi residui chimici.

I risultati del dossier sono stati illustrati oggi a Roma, nel corso di una conferenza stampa che ha visto la partecipazione di Vittorio Cogliati Dezza e Francesco Ferrante rispettivamente presidente nazionale e responsabile agricoltura di Legambiente, Antonio Longo, presidente Movimento Difesa del Cittadino (Mdc) e Francesco Panella, presidente UNAAPI (Unione nazionale associazioni apicoltori italiani).

“La normativa vigente ha portato ad un maggiore controllo delle sostanze attive impiegate nella produzione dei formulati e l’armonizzazione europea dei limiti massimi di residuo consentito (LMR), ha rappresentato un importante passo in avanti – ha dichiarato Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente -. Il rapporto registra poi un lento ma graduale miglioramento rispetto agli anni passati, a testimonianza della maggiore attenzione da parte degli operatori agricoli alla salubrità dei cibi e alle richieste dei consumatori, sempre più favorevoli ai prodotti provenienti da un’agricoltura di qualità. Nonostante ciò, però, risulta ancora troppo alta la percentuale dei prodotti contaminati da uno o più tipi di pesticidi”.

“La strada da percorrere per raggiungere un uso sostenibile dei fitofarmaci è ancora molto lunga. Permane infatti, il problema del cosiddetto multi residuo cioè, l’effetto sinergico dovuto alla presenza contemporanea di differenti principi attivi sul medesimo prodotto, e quello della rintracciabilità di pesticidi revocati oltre il termine fissato per lo smaltimento delle scorte. Non esiste un riferimento specifico nella normativa che stabilisca per i laboratori un termine temporale oltre il quale tracce, anche al di sotto del limite consentito di pesticidi revocati, come il DDT, siano da indicare come irregolari” - ha aggiunto Francesco Ferrante, responsabile Agricoltura di Legambiente e senatore del Pd – che a tal fine ha presentato un disegno di legge che, con l’obiettivo di contribuire a ridurre ed armonizzare l’uso dei fitofarmaci in agricoltura, mira, in particolare, a promuovere la ricerca sugli effetti sinergici del cocktail chimico e la regolamentazione della normativa sul multi residuo.

“I risultati del rapporto sono preoccupanti sia per l’aumento dei campioni con multi residui, sia per le criticità risultati doppie in percentuale nella verdura rispetto allo scorso anno – ha dichiarato il presidente del Movimento Difesa del Cittadino Antonio Longo -. I consumatori quindi devono sempre più stare attenti ad osservare le regole di igiene nell’uso di frutta e verdura, educando soprattutto i ragazzi. Cogliamo l’occasione inoltre, per denunciare l’intenzione del Governo di azzerare l’Agenzia nazionale per la sicurezza alimentare. E’ una scelta miope, che contraddice tante assicurazioni dei ministri delle Risorse agricole e della Salute che va respinta con decisione”.

“I recenti accertamenti scientifici confermano quanto gli apicoltori denunciavano da anni: il crescente uso degli insetticidi neonicotinoidi, neurotossici sistemici persistenti comporta gravi problematiche di sopravvivenza delle api – ha dichiarato il presidente di UNAAPI Francesco Panella -. Mentre nelle aree del mondo ad agricoltura intensiva continua inarrestabile il devastante declino delle api, in Italia la sospensione dell’uso di neonicotinoidi per la concia del mais non ha avuto solo effetti benefici per le api ma, soprattutto, ha dimostrato che privilegiare l’uso della chimica comporta una spirale senza alcuna prospettiva di successo. E’ necessario quindi vietare la monocoltura in successione in tutte le zone a rischio Diabrotica, trasformare la sospensione dei concianti neurotossici del mais in divieto definitivo, ribadire formalmente il divieto d’irrorazione di insetticidi su mais in fioritura, il cui polline è abbondantemente bottinato da api e altri insetti utili”.

Dall’elaborazione dei dati raccolti quest’anno, sono emersi casi particolari di prodotti “multi contaminati”, tra i quali un campione d’uva bianca analizzato in Sicilia contenente 9 diversi residui di pesticidi (Clorpirifos, Clorpirifos-metile, Cyprodinil, Dimetomorf, Fenhexamid, Fludioxonil, Miclobutanil, Penconazolo, Tiabendazolo); un campione di pere analizzato in Campania con 5 diversi residui chimici (clorpirifos, boscalid, etossichina, captan di fenilammina, clozolinate); un campione di vino analizzato in Friuli Venezia Giulia con 6 diversi residui chimici (dimetomorf, boscalid, pyrimetanil, fenexamid, metalaxil, iprovalicarb).

I dati pervenuteci presentano nel complesso una grossa variabilità che riguarda sia il numero di campioni presi in esame sia i risultati stessi. Tuttavia, abbiamo verificato che laddove sono stati analizzati un maggior numero di campioni, più frequenti sono state le criticità riscontrate. Ad esempio, in Emilia Romagna su un campione totale di 1667 alimenti, si sono riscontrate ben 30 irregolarità. Tra i risultati da segnalare merita sicuramente attenzione quello dei 5 campioni di pane fuori legge analizzati in Piemonte e quello dell’insalata con tracce di DDT analizzato in Friuli Venezia Giulia, dove si registrano anche tre campioni di vino contaminati da Procimidone.

In sintesi, il 45% del totale delle pere analizzate lo scorso anno dai laboratori pubblici presenta più di un residuo. In Veneto, ben il 45,5% presenta più di un residuo, mentre in Emilia Romagna soltanto il 5,7% dei campioni è privo di residui chimici. Ciò significa che la restante parte, ossia il 92,7% dei campioni analizzati, presenta uno o più residui. Il 66,7% dell’uva analizzata in Puglia presenta più di un residuo, così come il 59,3% di quella analizzata in Emilia Romagna. Tracce di fungicidi e insetticidi sono emerse in quella analizzata in Basilicata e irregolarità per il superamento dei limiti ammessi di Clorpirifos sono state trovate in 2 campioni analizzati nel Lazio. Anche l’85,8% dei campioni d’uva analizzati in Trentino (Bolzano) presentano uno o più residui. A livello nazionale il 40,9% delle fragole analizzate è risultato contaminato da multi residuo chimico.

Anche quest’anno, lo scarso numero di analisi relative ai prodotti biologici ricevute (466 campioni tra frutta e verdura) non permette una valutazione obiettiva del settore, mentre le prime (anche se ancora limitatissime) documentazioni inviateci dagli Istituti Zooprofilattici Sperimentali (IZS), ci danno un piccolo saggio della situazione relativa agli alimenti di origine animale.

L’Emilia Romagna segnala un’irregolarità relativa ad un campione di muscolo di tacchino (su 7 totali) con tracce di Policlorobifenili (PCB). L’Istituto del Lazio e della Toscana segnala invece l’irregolarità dell’11,1% dei campioni di coniglio, l’1,8% di campioni di latte vaccino, lo 0,7% di campioni di latte bufalino, l’1,8% di latte ovicaprino, il 18,8% di latte fresco. In Lombardia, il 3,7% dei campioni di latte bovino, il 2,4% di uova di gallina e lo 0,8% di campioni di muscolo bovino risultano non conformi per la presenza di diossine e dl-PCB (PCB diossina-simili), mentre in Puglia le irregolarità riguardano un campione di latte bovino ed uno di latte ovino su un totale di 120 analizzati. Anche in questo caso è stata rilevata la presenza di diossine e PCB diossina-simili.

Tabella riepilogativa 2010 + confronto con il 2009

Genere
campioni analizzati
irregolari
%
regolari senza residui
%
regolari con 1 solo residuo
%
regolari con più di 1 residuo
%

VERDURA
3357
45
1,3
2563
76,4
530
15,8
219
6,5

FRUTTA
3622
45
1,2
1825
50,4
797
22
955
26,4

PRODOTTI DERIVATI
1435
39
2,7
1115
77,7
148
10,3
133
9,3

VARIE
146
3
2,1
131
89,7
10
6,8
2
1,4

TOTALE
8560
132
1,5
5634
65,8
1485
17,4
1309
15,3

TOTALE 2009
8764
109
1,2
6245
71,3
1342
15,3
1068
12,2




TABELLA NAZIONALE

AGRICOLTURA TRADIZIONALE




Genere
campioni analizzati
irregolari
%
regolari senza residui
%
regolari con 1 solo residuo
%
regolari con più di 1 residuo
%

VERDURA
3357
45
1,3
2563
76,4
530
15,8
219
6,5

insalate*
378
5
1,3
264
69,8
53
14
56
14,8

ortaggi da foglia**
317
6
1,9
274
86,4
30
9,5
7
2,2

ortaggi da fusto***
204
5
2,5
149
73,0
27
13,2
23
11,3

pomodori
408
1
0,2
287
70,3
81
19,9
39
9,6

cereali
409
4
1
302
73,8
81
19,8
22
5,4

legumi
284
10
3,5
254
89,4
15
5,3
5
1,8

zucchine
165
1
0,6
137
83,0
23
13,9
4
2,4

peperoni
174
2
1,1
123
70,7
24
13,8
25
14,4

patata
290
3
1
168
57,9
115
39,7
4
1,4

carote
210
0
0
168
80
25
11,9
17
8,1

altre verdure
518
8
1,5
437
84,4
56
10,8
17
3,3

FRUTTA
3622
45
1,2
1825
50,4
797
22
955
26,4

mele
616
7
1,1
230
37,3
160
26
219
35,6

pere
320
4
1,3
106
33,1
66
20,6
144
45

pesche
447
4
0,9
194
43,4
98
21,9
151
33,8

uva
306
3
1,0
118
38,6
51
16,7
134
43,8

fragole
193
2
1,0
73
37,8
39
20,2
79
40,9

agrumi
651
8
1,2
314
48,2
197
30,3
132
20,3

frutta esotica ****
221
0
0
137
62
52
23,5
32
14,5

piccoli frutti*****
27
1
3,7
23
85,2
2
7,4
1
3,7

altra frutta
679
14
2,1
479
70,5
125
18,4
61
9

PRODOTTI DERIVATI
1435
39
2,7
1115
77,7
148
10,3
133
9,3

oli d'oliva
213
1
0,5
196
92
6
2,8
10
4,7

vino
521
10
1,9
374
71,8
66
12,7
71
13,6

miele
52
0
0
15
28,8
12
23,1
25
48,1

marmellate e confetture
19
0
0
18
94,7
0
0
1
5,3

passate di pomodoro
46
0
0
45
97,8
1
2,2
0
0

pasta
47
0
0
40
85,1
5
10,6
2
4,3

pane
57
5
8,8
40
70,2
10
17,5
2
3,5

altri derivati
468
25
5,3
373
79,7
48
10,3
22
4,7

VARIE
146
3
2,1
131
89,7
10
6,8
2
1,4

* Insalate (lattuga, radicchio, cicoria, rucola, verza, indivia, valerianella, scarola)

** Ortaggi da foglia (cavolo, spinaci, prezzemolo, basilico, salvia e menta)

*** Ortaggi da fusto (sedano, finocchio, asparago)

**** Frutta esotica (ananas, banane, mango, papaia, avocado, litchi)

*****Piccoli frutti (Fragola di bosco, Lampone, Mirtillo nero, Mora di rovo, Ribes, Uva spina)


L’Ufficio stampa (0686268376 – 60 – 53)

--
Sabina Galandrini
Ufficio stampa
Legambiente onlus
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domenica 20 giugno 2010

GREEN ECONOMY



Pubblichiamo, condividendola questa Dichiarazione senatori Roberto Della Seta - già presidente nazionale Legambiente - e Francesco Ferrante - già direttore generale Legambiente - oggi senatori Pd apparsa sul Manifesto.
Battersi per i diritti ecologico ambientali vuol dire battersi anche per tutti gli altri diritti per tutti compresi i diritti economico-sindacali. A.L.

POMIGLIANO; SENATORI PD: PD SUBALTERNO ALLA DESTRA. ALLA LOGICA DELLA DESTRA OCCORRE ALTERNATIVA: PIU' RISORSE PER LA CRESCITA, PIU' TASSE PER GRANDI PATRIMONI E RISORSE NATURALI

"La linea del fronte tra favorevoli e contrari all'accordo Fiat di Pomigliano passa tutto intorno del Pd:pochi bocciano l'accordo, la maggioranza si divide tra coloro che lo giudicano un'eccezione dolorosa e chi lo indica come un modello.
A noi pare che alcune clausole, sopratutto quella che sospende il diritto di sciopero, siano indecenti e inaccettabili".
Così i senatori del Pd Roberto Della Seta e Francesco Ferrante commentano sulle colonne del Manifesto l'accordo sindacale dello stabilimento campano.
"Il si sostanziale del Pd all'accordo è preoccupante per una ragione di fondo, ovvero conferma che una parte dei dirigenti del maggiore partito d'opposizione ragiona sulla crisi, sul futuro dell'economia e del welfare italiani, usando le identiche categorie della destra.
Sarebbe bello - continuano i senatori democratici - se il Pd provasse a fondare il no alla politica economica di Berlusconi e Tremonti su qualche idea che sia diversa da quelle della destra.
Partendo da tre punti: impegnare più risorse per spingere la ripresa, e che gran parte di tali risorse venga concentrata sull'educazione e sulla green economy.
Per finanziare questo sforzo senza pesare sui conti pubblici, abbassando la pressione sui redditi da lavoro e da impresa, occorre tassare di più le rendite finanziarie e immobiliari, e il consumo delle risorse ambientali e naturali."

"Se martellassimo tutti i giorni su questi punti - concludono Della Seta e Ferrante - il Pd comincerebbe a uscire dall'anonimato politico in cui è calato oggi, ridando agli italiani il brivido di vedere all'opera un grande partito d'opposizione unito nel proporre un'alternativa a Berlusconi, alla destra e ai suoi valori".

Roma 20 giugno 2010

sabato 19 giugno 2010

LA GREEN ECONOMY

La green economy alla prova dei Vertici internazionali
Pubblico volentieri un articolo di Francesco Ferrante “La Green economy alla prova dei vertici internazionali” - pubblicato sul primo numero di Paneacqua, il mensile che nasce dall’esperienza di Aprile e di cui Francesco Ferrante è uno dei promotori.
In bocca al lupo a Paneacqua evviva Paneacqua e(v)viva pure il lupo!
Andrea Liberati
Il Sen. Francesco Ferrante è stato a lungo Direttore Generale di Legambiente, ed è ora Responsabile politiche relative ai cambiamenti climatici ed energia del PD, membro dell'Esecutivo nazionale Associazione Ecologisti Democratici, Coordinatore delle iniziative politiche, Vicepresidente Kyoto Club
Sul "fallimento di Copenhagen" molto si è già scritto.
In tanti hanno manifestato delusione e rabbia per il mancato raggiungimento dell'obiettivo - fondamentale per i futuro nostro e del Pianeta - che si era dato la stessa Onu: un accordo vincolante per tutti i Paesi che li impegnasse a ridurre le emissioni di gas di serra entro una data fissata, in modo da contenere l'aumento di temperatura globale in limiti sostenibili (si era parlato di 2 gradi).
Altri, compreso chi scrive, pur rammaricandosi per il fallimento indubbio, hanno preferito rimarcare la straordinaria novità per cui, per la prima volta nella storia, tutti i leader mondiali - compreso il presidente degli Usa, il paese più importante che fino a pochi mesi prima con l'amministrazione Bush era stato il vero boicottatore di ogni accordo internazionale sul tema, e i "capi" dei Paesi emergenti, dalla Cina all'India, dal Brasile al Sud Africa - hanno dichiarato la loro intenzione di ridurre quelle emissioni e tutti hanno collegato l'impegno su tecnologie e modi di produzione più sostenibili anche a un nuovo modello di sviluppo e alla lotta alla povertà.

Insomma il bicchiere di Copenhagen può essere considerato mezzo pieno o mezzo vuoto a seconda della prospettiva.
Del tutto insufficiente il risultato, se il punto di vista è legato alle necessità e urgenze che ci richiederebbero i cambiamenti climatici in atto (e il prevedibile nulla di fatto all’inizio di giugno della conferenza di Bonn - una passaggio di transizione verso la conferenza di Cancun che si terrà a fine 2010 - non lascia essere ottimisti per l'immediato futuro).
Ma invece può persino essere considerato un passo, seppur troppo timido, nella giusta direzione dell'uscita dall'era del fossile, un obiettivo rivoluzionario che non può che prevedere tempi lunghi.
Di questo, infatti, si tratta.
Tutto il mondo, ovviamente in misura molto diseguale tra i popoli e tra i ceti sociali, ha basato sviluppo e benessere sullo sfruttamento delle fonti fossili.
Per produrre energia, petrolio, carbone e gas: per spostare persone e merci e nella produzione ancora petrolio.
Oggi siamo a un punto di svolta: da un lato i cambiamenti climatici che ce lo impongono, dall’altra la tecnologia che inizia a fornirci valide opportunità, è indispensabile costruire società a basso contenuto di carbonio.
Fonti rinnovabili ed efficienza energetica, nuove modalità di produzione e prodotti ecocompatibili ad alto contenuto di innovazione, la sfida di una nuova mobilità sostenibile: queste le gigantesche possibilità di trasformazione che abbiamo di fronte.
Questa è la green economy.
Condizioni possibili, offerte dall’innovazione, che certo non sono sufficienti a determinare un modello di sviluppo dove siano centrali la giustizia sociale, la democrazia e la pace, ma che certamente ci offrono molte opportunità in più.

Fin qui la sintesi di numerosi dibattiti post-Copenhagen nei movimenti, nella società, tra le imprese (almeno quelle più innovative).
Dibattiti in cui, a differenza di ciò che accade nel resto del mondo, manca in maniera clamorosa lo schieramento di destra della politica, impegnato in Italia in assurdi teoremi "negazionisti" dei cambiamenti climatici - sembrano un po' quei giapponesi che alla fine della seconda guerra mondiale, ignari della resa del loro Paese, si ostinavano a combattere in qualche isoletta sperduta del Pacifico un nemico immaginario - e comunque impegnati ad ostacolare , invece che a favorire, lo sviluppo delle energie rinnovabili e le incentivazioni all'efficienza energetica.

Ciò che forse invece non è stata abbastanza approfondita è la questione se un bene comune, qual’è senza ombra di dubbio la salvezza del Pianeta, possa mai sopravvivere a un passaggio quale quello di un vertice internazionale dove, da sempre, trionfano i poteri forti e grandissimo è il ruolo delle lobbies economiche più potenti.
Il dubbio è più che legittimo e l'esito di Copenhagen potrebbe rafforzarlo.

D'altronde a me non pare che ci siano altre strade possibili se non quella dei vertici Onu e infatti anche il "movimento" sembra averlo capito.
Come altrimenti spiegarsi il fatto che, contrariamente a qualsiasi altro appuntamento internazionale - si pensi solo a quelli del Wto o dei G8 - i movimenti e le associazioni che si erano dati appuntamento a Copenhagen erano lì per reclamare il "successo" del vertice e non impedirne addirittura lo svolgimento.

Un interesse talmente forte e "nuovo" che ha travolto la fragile macchina organizzativa danese portando al paradosso della espulsione vera e propria di quelli che erano i più desiderosi di un accordo - le Ong e i movimenti - dalla sede del vertice.
Anche le ipotesi più gettonate di "riforma" delle modalità di svolgimento di questi vertici andrebbero viste con attenzione e qualche giustificato sospetto: quale garanzia in più dovrebbe dare un meccanismo non più basato sul "consenso" e che invece affidasse formalmente a un gruppo di paesi (scelti come? I più ricchi? I più inquinanti?) l'onere della proposta e di verificare lo stato d'avanzamento della stessa?
No, non credo ci siano scorciatoie rispetto alla strada tutta "politica" nella quale il bene comune viene rimesso al centro, gli interessi economici di parte vengano al contrario messi di lato.
Una strada politica in cui il ruolo dell'Europa, non a caso reso del tutto marginale a Copenhagen dal protagonismo di emergenti e "vecchi padroni" (Cina e Usa innanzitutto), deve tornare ad essere di traino.
Anche nel merito, il tanto bistrattato protocollo di Kyoto ha permesso alla vecchia Europa di ridurre le proprie emissioni di anidride carbonica, ma è la filosofia politica “europea”, che ha condotto alla costruzione di quel welfare state non a caso al centro degli attacchi neoliberisti di quest'ultimo periodo storico, che dovrebbe tornare a vincere anche per tutelare il bene comune più prezioso: la salvezza del Pianeta.

Anzi può essere proprio la “questione ambientale” legata alla lotta ai cambiamenti climatici una chiave per affrontare una nuova “governance” globale.
Sembrò già così a Rio de Janeiro nel 1992 alla prima conferenza Onu sull’ambiente e soprattutto con l’approvazione del Protocollo di Kyoto nel 1997, “figlio” di quella conferenza.
Poi le timidezze Usa e soprattutto la sciagurata scelta “unilateralista” e di guerra di Bush si incaricarono di smentire quell’ottimismo, probabilmente ingenuo.
Oggi le condizioni politiche sono cambiate innanzitutto per le speranze di cambiamento portate dalla vittoria di Obama negli Usa e per la sconfitta culturale del pensiero unico neoliberista che sembrava trionfante negli anni a cavallo del passaggio di secolo (una sconfitta per la quale il mondo molto deve al movimento “altermondialista” che nacque a Seattle nel 1999, proprio in occasione di un vertice Wto, e che si consolidò nei forum sociali mondiali di Porto Alegre e di Mumbay e in quello europeo a Firenze).
Sarebbe certamente sciocco nascondere le difficoltà, evidenti anche nei primi passi del Governo Obama, ma il tentativo “multilateralista” di quell’amministrazione resta.
Ma, di nuovo, è il ruolo dell’Europa che manca: fin quando non si realizzerà l’unità politica della realtà più avanzata, un’unità che sembra allontanarsi in questo frangente di drammatica crisi economica, la speranza avrà grandi difficoltà a farsi realtà.
Allora la sfida che abbiamo davanti – movimenti, forze politiche progressiste, imprese innovative – è quella di lavorare per la promozione della green economy anche nel nostro Paese senza smarrire uno sguardo lungo che ci permetta di costruire nel presente un modello di sviluppo, di consumi individuali e collettivi che sappia essere all’altezza del cambiamento che vogliamo, nel rispetto dell’ambiente, per un futuro più giusto e desiderabile.


Francesco Ferrante


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